lunedì 3 dicembre 2012

MANIFESTO ECOLOGISTA

MANIFESTO ECOLOGISTA Spunti redattI in Green House in 2012 Ecologisti di tutto il mondo, uniamoci Prodotto sul web a impatto zero; destinato a chiunque ne faccia buon uso Il presente documento é un lavoro di sintesi scritto a più mani che analizza lo stato del movimento ecologista per diffonderne i contenuti e superarne i limiti La suddivisione in paragrafi serve solo ad agevolare la lettura INTRODUZIONE Questo gruppo ha ricevuto recentemente alcune note da parte di gruppi fratelli che propongono una lettura dello stato del Movimento ecologista . Nel pieno rispetto e libertà delle posizioni e idee, grazie all’assemblaggio di svariati contributi, tenteremo una sintesi ad uso e consumo del movimento, senza pretese, e suscettibile di aggiustamenti. Soprattutto tenteremo una lettura che chiarisca le diverse impostazioni, su cui vorremmo incontrarci, almeno a mezza via. Il Manifesto s’intende come una raccolta di osservazioni, letture, informazioni liberamente trattate a scopo di analisi e discussione. Questa bozza è scritta in lingua italiana. PAR.1) ECOLOGISMO ED ECOLOGIA Definiamo ecologista la persona, il gruppo, l’associazione e il Movimento che si interessa dell'ambiente e agisce per salvaguardarlo. Questo termine é derivato dall'antica lingua greca e significa letteralmente 'che si occupa dell'ambiente', da logos=parola, discorso, e oicòs=casa L'ecologia è una scienza, un utile strumento di conoscenza delle leggi naturali, fallibile, limitato perché umano; l'ecologismo invece é una pratica che si attua in simbiosi con la Natura: l’ecologia tenta di spiegare i fenomeni naturali in base a interpretazioni derivate dallo studio e dalla sperimentazione di dati, proiezioni, scenari; al suo interno l’etologia è lo studio del comportamento animale. L’ecologismo é un percorso, una forma in evoluzione che esprime l'adattamento all'ambiente. Mentre l'ecologia mira alla conoscenza delle leggi naturali per adattarle alle esigenze del sistema di vita della società umana, l'ecologismo rappresenta l'adattamento della vita umana entro il sistema naturale. Per essere ecologista ed appartenere al movimento ecologista non serve essere specialista in una disciplina ma serve "agire in armonia con l'ambiente"; o "agire per l'armonia con l'ambiente"; nel secondo caso potremmo adoperare anche il neologismo 'ecoattivista' . L'ecologista potrebbe essere considerato un rivoluzionario, nel momento che l'azione di armonizzazione e salvaguardia ambientale necessita di una profonda trasformazione della stessa struttura del sistema esistente ("trasformare il sistema capitalista in un ecosistema") ; oppure un conservatore, dal momento che la sua azione di mantenimento degli equilibri naturali implica anche la tutela degli ecosistemi e il ripristino di situazioni e condizioni pregresse. Benché all'interno del Movimento esistano spinte conservative o conservazioniste e spinte propulsive o rivoluzionarie, il Movimento nel suo complesso appare abbastanza insofferente a ogni categorizzazione, ancorché fiero e risoluto nella propria collocazione antitetica al sistema esistente e nella propria volontà di superamento delle contraddizioni insite nel sistema, che impediscono il vivere armonico con la natura. Il movimento ecologista viene definito 'trasversale' e pragmatico, ma “il Movimento piuttosto che le definizioni ama le azioni” , rifiuta etichettature politiche, benché sia un Movimento cosciente e per questo fortemente politico . Fiero di questa specificità che lo contraddistingue da precedenti Movimenti che hanno forte connotazione ideologica, “il Movimento ecologista viaggia autonomamente per il superamento dei 'limiti dello sviluppo”. Il Movimento ecologista non ha confini e soprattutto non ha barriere e divisioni tra stati, etnie, specie : i suoi confini sono naturali; esempi di vivere ecologista e di armonia con la natura furono gli indiani d'America, e sono gli indios di tutto il mondo; così come - nelle comunità considerate maggiormente evolute e civilizzate- riconosciamo come ecologisti tutti coloro che si adoperano per un cambiamento ecologico: la differenza sostanziale consiste che, mentre le comunità primitive o indie praticano in maggioranza (per quanto possibile) uno stile di vita sostenibile, gl'individui e le comunità inseriti nel sistema cosiddetto civilizzato o moderno sono costretti a operare per modificare (per quanto possibile) il sistema in senso sostenibile. Entrambi si adoperano per la propria e per la sopravvivenza del Pianeta. PAR. 2) IL MOVIMENTO ECOLOGISTA Il Movimento ecologista non fa tessere: l’appartenenza al Movimento è data dall’agire e adoperarsi in armonia con le leggi e gli equilibri naturali: possiamo individuare, all’interno della spinta propulsiva che chiamiamo Movimento ecologista, vari sub-movimenti . Per comodità e praticità di lettura ci limiteremo ad analizzare solo i sub-movimenti più recenti. Le antiche civiltà di tutti i continenti avevano un buon rapporto con la Natura, da cui prelevavano il necessario senza mai rompere l’equilibrio; alcuni di questi avevano mutuato dalla natura non solo beni materiali ma anche spirituali, e il loro rapporto con gli elementi naturali è profondamente grato, sensibile e rispettoso ; dagli eurasiatici agli aborigeni ai precolombiani d’America (Maya , Aztechi e Incas fino ai più recenti Pellerossa), pressoché tutti i popoli originari subirono influenze o vero e proprio genocidio ad opera delle civiltà colonizzatrici . Tali civiltà, nel corso dei secoli, modellarono l’attuale sistema che potremmo definire ‘tecnocratico’, il cui assetto ha permeato profondamente il precedente equilibrio tra gli elementi naturali e le specie viventi. Nella civiltà tecnocratica l’ecosistema ha ceduto il posto a un sistema artefatto, che nel corso delle successive epoche storiche ha assunto caratteristiche crescenti di trasformazione della natura . All’interno di questo processo si sviluppano come contraddizione i movimenti che ricercano un rapporto con la natura: il movimento dei ‘figli dei fiori’ è stato l’antesignano della diffusione di una coscienza ecologista e della protesta contro il consumismo. Da questo movimento sviluppò quello ecopacifista contro la guerra del Vietnam negli anni 60, che assunse caratteri ideologici negli anni ’70 . Dalla crisi delle ideologie si giunge ai recenti movimenti no global. L’ascesa del capitalismo dei disastri In antitesi a Milton Friedman e alla sua scuola di neoliberismo, fatta propria da Reagan, Tatcher e dal Chile dei Chicago boys, il movimento globale viene descritto e interpretato da Klein, Chomsky come un fenomeno di massa del 99% della popolazione che può cambiare il mondo Tra le tesi di questi autori ecologisti assume grande rilievo la teoria dell’economia dei disastri, secondo cui i disastri generati dal modo di produzione capitalistico hanno finito col costituire essi stessi un businnes , attraverso la ricostruzione. Da No global a Occupy (la Klein ci racconta come lei abbia vissuto il passaggio tra 2 fasi) “Molte persone hanno paragonato “Occupy Wall Street” alla cosiddetta protesta no-global che ha attirato l’attenzione mondiale a Seattle nel 1999. Quella è stata l’ultima volta in cui un movimento globale, guidato da giovani e decentralizzato ha preso di mira il potere delle multinazionali. E sono fiera di avere fatto parte del movimento che chiamammo “il movimento dei movimenti”. Ma ci sono importanti differenze. Per esempio, noi scegliemmo i vertici come nostri obiettivi: l’Organizzazione Mondiale del Commercio, il Fondo Monetario Internazionale, il G8. I vertici sono transitori per loro natura, durano solo una settimana. Questo ha reso anche noi troppo transitori. Siamo apparsi, preso le prime pagine dei giornali, e poi scomparsi. E nella frenesia di iper-patriottismo e di militarismo che ha seguito gli attacchi dell’11 settembre è stato facile spazzarci via completamente, almeno in Nord America. Occupy Wall Street invece ha scelto un bersaglio fisso. E voi non avete messo una data di scadenza alla vostra permanenza qui. Questo è saggio. Solo stando fermi si puo’ mettere su radici. Questo è fondamentale. Nell’era dell’informazione troppi movimenti spuntano come fiori bellissimi ma muoiono rapidamente. È perché non hanno radici. E non hanno piani a lungo termine per reggere a lungo. Così, quando arriva la tempesta, vengono spazzati via. Essere orizzontali e profondamente democratici è meraviglioso. Ma questi principi sono compatibili con il duro lavoro di strutture costruttive e di istituzioni abbastanza robuste per le tempeste a venire. Ho grande fiducia che questo accadrà. Qualcos’altro questo movimento sta facendo di giusto: avete fatto voto di non-violenza. Vi siete rifiutati di dare ai media immagini di finestre rotte e combattimenti da strada a cui tanto anela. (...)Il compito del nostro tempo è quello di cambiare questa situazione: per sfidare questa falsa scarsità. Insistere sul fatto che possiamo permetterci di costruire una società decente e inclusiva - e al tempo stesso, rispettare i limiti reali di ciò che la terra può sopportare. I cambiamenti climatici ci dicono che dobbiamo fare questo con una scadenza(…)” PAR.3) TEORIA DELLA DOPPIA CRISI Il processo di trasformazione che sta avvenendo a livello globale alla luce della doppia crisi, finanziaria ed ecologica, rende superata la teoria della Klein . Quello che appariva alla Klein come un motore dell’economia pseudo-sviluppista, effetto del capitalismo selvaggio, e per questo fonte di nuovi investimenti per la ricostruzione, occasione di lucro per gli speculatori, volàno del sistema produttivo degli appalti, incidendo pesantemente sui bilanci degli Stati, sta producendo effetti di correzione del modello neoliberista. Il 14 .1.2012 l’Economist in un articolo dal titolo ‘il costo dei disastri naturali”, espone le ricadute sull’economia : “ I disastri naturali stanno diventando, nel mondo, più costosi per l’economia. (..)tra il 2008 e oggi Il 2011 è stato l’anno delle alluvioni in Thailandia, Cina e Australia, dello tsunami in Giappone e dei terremoti in Nuova Zelanda. Il collegamento tra il cambiamento climatico indotto dall’uomo e la frequenza di alcuni disastri, in particolare le tempeste tropicali, è ancora oggetto di discussione (l’Economist cita uno studio dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, che si è detto poco convinto della connessione tra il cambiamento climatico e la frequenza dei cicloni tropicali), (..) I costi economici, al contrario, sono in crescita.” A seguito della catastrofe dei mercati, della crisi finanziaria che è stata determinata dall'immissione sui mercati di 'titoli spazzatura' i subprime, e delle misure salvabanche adottate dalla maggior parte degli stati, esplode in tutta la sua profondità la crisi del cosiddetto “capitalismo selvaggio” (per intendersi ne abbiamo citato sopra i precursori e i praticanti), detto anche sviluppismo I danni prodotti dallo sviluppismo incontrollato e speculativo sono incommensurabili e difficilmente quantificabili sul piano economico. Basti citare l'aumento del riscaldamento globale, che trascina con sè effetti a catena incontenibili. Il “capitalismo dei disastri” adesso non funziona piu’: muove affannosamente un'economia della transizione, in cui la doppia crisi, economica ed ecologica, va affrontata congiuntamente . Alcuni effetti : i disastri cessano di essere ritenuti economicamente vantaggiosi; crisi del modello neoliberista ( i mercati non si autoregolano). Il fattore che maggiormente interessa il movimento ecologista è l’affermazione del principio dell’interconnessione tra economia (modello di sviluppo) ed ecologia (stato dell’ambiente). La lezione di Kapp, antesignano di alcune tesi riprese dai teorici della decrescita ma - a differenza di questi ultimi- supportate da un impianto analitico molto più improntato sulla struttura che sulla sovrastruttura. Il suo impianto è una critica devastante dell’ideologia della desiderabilità sociale della forma di mercato concorrenziale oltreché delle deviazioni da quest’ultima, presenti nella realtà concreta, qualora lasciate operare in modo libero ed irristretto. Autore tedesco ignoto in Italia, ma non negli Stati Uniti, stupisce per la preveggenza con cui ha prefigurato la crisi attuale e la fondamentale interazione tra economia ed ecologia. K. William Kapp si è adoperato senza risparmiare le proprie energie per elaborare strategie in grado di contrastare la inerente nocività sociale di un sistema economico autoregolato e sganciato dalle relazioni sociali più ampie, come quello capitalista. Egli ha costantemente sostenuto la necessità di riformare le procedure della contabilità aziendale e nazionale oltre all’importanza di integrare queste misure formali con indicatori in grado di monitorare deterioramenti dell’ambiente naturale e sociale non (o solo difficilmente) monetizzabili. Inoltre ha sempre sostenuto la necessità di una regolamentazione pubblica attenta ed adeguata dell’iniziativa economica privata Par.4 L'INTERCONNESSIONE TRA ECONOMIA ED ECOLOGIA La 'deregulation' che affida i mercati allo strapotere delle multinazionali ha accelerato la crisi ecologica (collasso planetario) e prodotto la crisi finanziaria (dei 'sub prime'); gl'interventi statali, verso le rispettive economie nazionali, non possono in epoca di globalizzazione, prescindere da accordi e sincronismi internazionali. I 'summit' periodici esprimono la necessità e l'urgenza di una cooperazione sovranazionale Organismi ufficiali come l’UNESCO, disponendo di dati e nozioni avanzate, sono in grado di proporre un piano base che consenta di uscire dalla crisi ecologica senza disfare il sistema Commissione Nazionale Italiana UNESCO (Roma, Palazzo Firenze, novembre 2007) La più nota definizione di Sviluppo Sostenibile è quella fornita dalla Commissione Mondiale per l’Ambiente e lo Sviluppo, presieduta da Gro Harlem Brundtland, nel 1987 (Commissione Brundtland): «L’umanità ha la possibilità di rendere sostenibile lo sviluppo, cioè di far sì che esso soddisfi i bisogni dell’attuale generazione senza compromettere la capacità delle generazioni future di rispondere ai loro». Lo Sviluppo Sostenibile è dunque uno sviluppo di cui possono beneficiare tutte le popolazioni del Pianeta, presenti e future, e in cui le tutele di natura sociale, quali la lotta alla povertà, il rispetto dei diritti umani, la tutela della salute, si integrano con le esigenze di conservazione delle risorse naturali, trovando reciproco sostegno. Lo Sviluppo Sostenibile si basa su tre dimensioni – ambientale, economica e sociale – proponendo una visione di società più armoniosa, rispettosa del prossimo e delle risorse del Pianeta. Tutte le sfide della sostenibilità tra cui, in primo luogo, la questione dei cambiamenti climatici, non sono unicamente relative al settore ambientale, ma hanno pesanti ricadute anche sul sistema economico e sociale. Questi ultimi, infatti, dipendono strettamente sia dalla disponibilità ed equa distribuzione delle risorse naturali, sia dalla capacità degli ecosistemi di assorbire l’impatto delle attività umane sull’ambiente. Per assicurare le risorse di energia ed affrontare il problema dei cambiamenti climatici è necessaria una vera e propria strategia energetica, che sia in grado di sostenere lo sviluppo economico sia nei Paesi Sviluppati che nei Paesi in Via di Sviluppo. La Commissione UE ha già fissato importanti obiettivi da realizzare entro il 2020: -risparmio del 20% d’energia; -riduzione del 20% delle emissioni di gas serra; -copertura del 20% dei consumi energetici con Fonti Rinnovabili. In questo cammino verso uno sviluppo più sostenibile, le maggiori responsabilità le hanno i governi, ma anche ai cittadini è richiesto un grande salto culturale nelle loro abitudini di consumo e nei loro stili di vita. PAR.5) CLIMA E SVILUPPO Siccità d'estate, alluvioni d'inverno, ecco gli effetti del cambiamento climatico che sono sotto gli occhi di tutti. Il nostro Paese frana, l'Italia è friabile e non solo lei. In tutto il mondo avvengono tutti i giorni eventi estremi che sfuggono al controllo dei governi e della società civile, per non parlare dello scioglimento dei ghiacciai artici con il conseguente surriscaldamento globale. Ma qual'è la causa di tutti questi disastri? La causa siamo noi e lo smodato modello di sviluppo che portiamo avanti con l'utilizzo delle fonti fossili che causano l'aumento della CO2 (il climalterante per eccellenza)e con il consumo del suolo (costruiamo ovunque anche in zone ad alto rischio idrogeologico e poi ci affidiamo ai condoni). Il fronte negazionista(coloro che sostengono che il riscaldamento globale sia naturale come è avvenuto nelle glaciazioni) per fortuna si sta assottigliando ma non è del tutto scomparso dalla scena mondiale. Ultimo ‘scettico convertito’ il professore Richard A. Muller, titolare della cattedra di fisica presso l’Università di California-Berkeley e fondatore del Berkeley Earth Surface Temperature Project. Un’iniziativa di studio volta a raccogliere le prove ed analizzare le cause dei cambiamenti climatici sulla Terra. Anche le indagini di Muller e del suo staff hanno portato a registrare un aumento della temperatura di 1,5 gradi negli ultimi 250 anni, un fenomeno dettato principalmente dall’effetto serra. Il che equivale a dire che la colpa è dell’uomo e della sua azione sull’ambiente . Il clima cambia ed è scientificamente provato che la colpa è nostra. Nel 1999 il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite suggeriva ai vari paesi l’ISDR, la strategia contro i rischi dei disastri ambientali e per uno sviluppo sostenibile: nel gennaio 2005 a Kobe, Hyogo in Giappone, nel corso della Conferenza Mondiale sulla Riduzione dei Disastri, 168 Stati del mondo hanno adottato l’Hyogo Framework for Action 2005 -2015, un piano decennale di largo respiro che prospetta le linee guida per limitare il Climate Change. Ogni anno la World meteorological organization (Wmo) pubblica il Greenhouse Gas Bulletin, che realizza insieme al World data centre for greenhouse gases della Japan meteorological agency ed al Global atmosphere watch scientific advisory group for greenhouse gases e in collaborazione con il Noaa earth system research laboratory. L'edizione 2012 conferma tutti gli allarmi lanciati già dalla Banca mondiale e dall'ex segretario esecutivo dell'Unfccc Yvo de Boer: «Il livello di gas serra nell'atmosfera ha raggiunto un nuovo record nel 2011». Il radiative forcing, che l'Intergovernmental panel on climate change definisce come «La misura dell'influenza di un fattore sull'alterazione dell'equilibrio tra le energie entranti ed uscenti dal sistema Terra-atmosfera ed un indice dell'importanza di questo fattore in quanto meccanismo potenziale del cambiamento climatico», per quanto riguarda atmosfera e gas serra «Si è accresciuto del 30% tra il 1990 ed il 2011, il biossido di carbonio contribuisce per circa l'80% a questo aumento. Il radiative forcing totale indotto dall'insieme dei gas serra persistenti nel 2011 è stato di 473 parti per milione di CO2 equivalente», spiega il rapporto Wmo che ricorda: «Dall'inizio dell'era industriale, nel 1750, circa 375 miliardi di tonnellate di carbonio sono state scaricate nell'atmosfera sotto forma di biossido di carbonio (CO2), soprattutto a causa dello sfruttamento dei combustibili fossili». . Oggi Obama in America ha promesso di limitare la dipendenza dalle fonti fossili, principale causa del cambiamento climatico. L'Italia deve cambiare rotta: non è incentivando le trivelle che si limita il cambiamento climatico e si crea sviluppo. Speriamo che la nostra classe politica guardi finalmente alle risorse pulite che abbiamo in abbondanza: sole e vento. Largo alle rinnovabili e poi si che avremo un futuro. PAR. 6. –ECOPOSIZIONI La critica al modello di sviluppo espressa dalle realtà molteplici che vi si oppongono assume ovviamente sfumature diverse a seconda dei contenuti e degli approcci. Pur attingendo dall'esperienza storica e filosofica e scientifica, l'eco attivismo si contraddistingue dalle teorie politiche per alcuni aspetti peculiari: il pragmatismo e la sintonia con l'ambiente. Pragmatismo perché i movimenti non agiscono in funzione di 'princìpi' ma in esito a bisogni che noi chiamiamo naturali, perché connaturati alle esigenze di specie, che sono fruibili senza particolari artifici. Sintonia con l'ambiente perché i bisogni e le relative attività messe in atto avvengono in un feed back con l'ambiente di vita Ne consegue che le azioni compiute siano finalizzate alla sopravvivenza entro un sistema regolato e mutuato dalle leggi naturali piuttosto che dagli artifici della società umana attuale. I fautori dello sviluppo sostenibile (in senso lato ecologisti ) concordano che il superamento del modello di sviluppo può avvenire entro un piano di contenimento degli sprechi , ma vi è una corrente (green economy) che propende verso lo sviluppo di energie rinnovabili (eolico, solare, idroelettrico, tutti a basso impatto ambientale) , l'efficienza energetica (sia in rete di distribuzione, dove si registrano perdite abnormi, che in fase di costruzione , mediante esposizione adeguata, materiali coibentanti , diffusione di tecnologie avanzate in tutti i settori del trasporto, utilizzanti propellenti con minimo o nulle emissioni inquinanti, diffusione di impianti di autoproduzione energetica ad uso domestico e condominiale, in grado di sostituire gradualmente le fonti fossili (petrolio, carbone, gas ) e i bio derivati (biomasse) la cui diffusione accresce la deforestazione ; una seconda corrente (decrescita) protende verso abbassamento di consumi, risparmio, riuso, economia solidale e buona amministrazione, limitando la diffusione degli impianti di energia rinnovabile alle sole superfici di copertura degli edifici o a mini-impianti di autoproduzione. La prima posizione (green economy) punta a trasferire sulla rete informatica gran parte dei processi produttivi anche energetici ; la seconda posizione (decrescita) investe sui valori etici in grado di indirizzare gli individui a uno stile di vita sobrio che attinga dall'ambiente solo il necessario. Le due posizioni concordano tuttavia su: privilegiare la diffusione di impianti di piccolo taglio e diffondere così l'uso di energia autoprodotta, minimizzando l'impatto ambientale e riducendo progressivamente il potere dei grossi impianti e la dipendenza da fonti primarie; contrastare i modelli autoritari che attraverso il ricatto energetico assoggettano popolazioni e territori A margine del Movimento ecologista vi sono poi soggetti e gruppi aspiranti ecologisti in cerca di legittimazione e di visibilità, che non hanno maturato una piena coscienza ecologica e un agire ecologista, muovono dietro spinte emotive o opportuniste, scoordinate dalle strategie di Movimento, così da arrecare confusione e rallentare i progressi : negazionisti, paesaggisti, pseudo animalisti. Gli ecoattivisti sono guerrieri di Madre Terra e, anche se possono simpatizzare per la linea o il programma di un Partito, la loro azione politica é illuminata dal faro dell'ecologismo. PAR.7- SPECISMO Naturalismo è stato utilizzato in modo ambiguo e polivalente ad indicare sia lo studio della natura che l'approccio interessato alla natura o l'accostamento a un modo di vivere ad essa compatibile. Potremmo dire che il naturalismo come lo intendiamo noi é semplicemente la lotta per vivere, il modo con cui uomini ed animali si adattano all'ambiente. La perdita di questo rapporto nel corso dell'evoluzione della società é un processo inarrestabile che si è caratterizzato in modo diverso a seconda del contesto, ma che ha prodotto cambiamenti impressionanti, tal ché il pianeta è messo a rischio dai comportamenti e dalle trasformazioni derivanti dall'attività dell'uomo. Chiamiamo tale perdita specismo, ovvero la pretesa superiorità della specie umana sull'universo. Avverso lo specismo si sono sviluppate le tesi antispeciste di 1 generazione che lo approcciano preminentemente come fosse una categoria etica (Dunayer, Singer , così in 1 convegno italiano antispecista, Stefania Sarsini Firenze, dic.2011.) e di 2 generazione, che lo individuano preminentemente come categoria politica (Horkheimer ). Una disamina storica dell’attenzione verso le specie viventi e della loro classificazione ci conduce fino ad Aristotele (primo autore a tentar una classificazione degli esseri viventi); mentre un antesignano di un approccio autocritico nei confronti della supremazia ‘di specie’ fu Mark Twain, animalista dichiarato, che sosteneva che l’uomo, essendo dotato del “senso morale”, è l’essere peggiore del creato. Un approccio naturalistico o ecologico ed a-specista esamina e considera le diverse specie come differenziate in base ai caratteri distintivi; la coscienza naturalista o ecologica individua il proprio essere dentro la natura, nell'uguaglianza simbiotica o interdipendente tra tutti gli organismi viventi, catalogati secondo regni, classi, ordini, famiglie e specie da una scienza umana che studia la vita; con consapevolezza e sensibilità che le relazioni tra le specie viventi consentano il mantenimento dell'equilibrio tra sistemi ed ecosistemi e siano garanzia della sopravvivenza delle specie tutte, che adeguano le proprie funzioni e le proprie caratteristiche in un processo di continuo adattamento. La rottura di questo equilibrio, attraverso la predominanza di una specie che ignora le leggi naturali per sopraffarne altre é un attentato all'integrità del ciclo biologico. Chiamiamo dunque antispecismo il movimento cosciente che si richiama alla natura, ovvero alla naturalità dell'essere vivente, evocando , ricercando e praticando il rapporto mutualistico con gli altri esseri viventi in un rispetto reciproco, e chiamiamo specificamente movimento di liberazione animale l'insieme degli individui piu' o meno organizzati che non solo interagisce in modo da criticare lo specismo ma anche si adopera per contrastarlo e superarlo. Per taluni lo specismo, il razzismo, il sessismo sono forme differenti di una stessa tendenza di sopraffazione; secondo altri lo specismo sarebbe la causa originaria che genera il razzismo e il sessismo. SPERIMENTAZIONE Un dispositivo che riproduce il funzionamento del corpo umano potrebbe rimpiazzare gli animali nelle sperimentazioni mediche. Questo è uno degli obiettivi di Donald Ingber, bioingegnere dell'Università di Harvard e fondatore del Wyss Institute di Boston, dove medici, biologi, ingegneri, industriali e perfino artisti lavorano da tre anni a progetti avvenieristici. Con ottimi risultati. ...tra l'altro, c'è la messa a punto di un congegno grande come una penna Usb, un chip che riproduce il polmone umano, compresa la capacità di respirare come se fosse vivo...Sperimentando sul piccolo congegno l'effetto di farmaci, tossine, o particolato inquinante, si possono osservare quelle reazioni fisiologiche, tipiche dell'uomo, che avvengono a livello extracellulare. Cosa che i test in vitro non riescono a fare. Motivo per cui, finora, è stato giustificato l'uso di cavie per la ricerca....dice Ingber "si sta finalmente riconoscendo che testare terapie mediche sugli animali è fuorviante, perchè l'uomo è fatto in modo diverso ed ha reazioni differenti agli agenti esterni, farmaci compresi" PAR.8 –PERMACOLTURA Il passaggio da sistemi produttivi permanenti, in cui la terra era proprietà dell'intera comunità, a metodi di produzione agricola basati su colture annuali destinate esclusivamente al mercato – in cui la terra viene considerata semplicemente un fattore di produzione - implica il passaggio da una società a basso consumo energetico a una società caratterizzata da elevati consumi, uso distruttivo e sfruttamento della terra, dipendenza da fonti esterne di energia fornite principalmente dal terzo mondo sotto forma di combustibili, fertilizzanti, proteine, forza lavoro e abilità intellettuali. L'agricoltura convenzionale non riconosce, né paga quelli che sono i veri costi: la terra viene impoverita della sua fertilità a causa della coltivazione intensiva; risorse non rinnovabili sono usate per sostenere la coltivazione; il terreno viene eroso a causa dell'eccessivo carico di bestiame e delle numerose lavorazioni; terra e acqua vengono contaminate da prodotti chimici. La verità è che quando i bisogni di un sistema non vengono soddisfatti dal sistema stesso si paga un prezzo molto elevato in termini di consumi energetici e inquinamento. Un prezzo divenuto oggi insostenibile perché sta uccidendo il pianeta e minacciando la nostra stessa esistenza Secondo Bill Mollison la permacoltura è un sistema di progettazione per la creazione di insediamenti umani sostenibili. Il termine deriva dalla contrazione non solo di "permanent agriculture" ma anche di "perma-nent culture" dal momento che una cultura nonpuò sopravvivere a lungo senza una base agricola sostenibile e un'etica dell'uso della terra. A un primo livello la permacultura si occupa di piante, animali, edifici e infrastrutture (acqua, energia, comunicazioni). Tuttavia, la permacoltura non considera tali elementi come a sé stanti quanto piuttosto come relazioni che si possono stabilire tra loro, in base al modo in cui essi sono collocati in una determinata area. Lo scopo è la creazione di sistemi ecologicamente ben strutturati ed economicamente produttivi, in grado di provvedere ai propri fabbisogni evitando ogni forma di sfruttamento e inquinamento e quindi sostenibili sul lungo periodo. La permacultura valorizza le qualità intrinseche di piante e animali, unite alle caratteristiche naturali dell'ambiente e alle peculiarità delle infrastrutture al fine di creare - in città e in campagna - sistemi in grado di sostenere la vita utilizzando la minore superficie possibile di terreno. La permacultura si basa sull'osservazione dei sistemi naturali e utilizza sia la saggezza dei metodi di coltivazione tradizionali, sia le moderne conoscenze scientifiche e tecnologiche Utilizzando una metafora mediata dalle arti marziali orientali, si potrebbe dire che la permacultura, come l'aikido, viene applicata schivando i colpi, trasformando le avversità in forza e utilizzando ogni elemento in senso positivo. L'approccio convenzionale è invece più simile al karaté: per far produrre un sistema si utilizza la forza bruta, assestando spesso colpi mortali all'ambiente. La verità è che se noi aggrediamo la natura, danneggiamo e alla lunga distruggiamo noi stessi. L'uomo potrà ritrovare l'armonia con la natura solo quando rinuncerà all'idea della sua presunta superiorità sul mondo naturale. Levi Strauss ha affermato che il principale errore dell'uomo è quello di considerare se stesso come "padrone del creato", nel senso di esserne al di sopra. In ogni caso, milioni di persone stanno già iniziando ad adottare uno stile di vita sostenibile per proprio conto, senza aiuto da parte delle istituzioni. Anche perché è possibile iniziare a fare qualcosa di concreto in questa direzione in qualsiasi luogo. Possiamo, per esempio, iniziare a ridurre il consumo di energia pro-capite fino al 40%, senza sacrificare nulla di importante. Possiamo riadattare le nostre case per ottenere una maggiore efficienza energetica. Possiamo limitare l'uso dell'auto ricorrendo ai trasporti pubblici o condividendo il suo impiego con gli amici. Possiamo raccogliere l'acqua piovana in cisterne o riciclare le acque grigie per destinarle ai servizi igienici o all'orto. Possiamo anche iniziare a svolgere un ruolo attivo nella produzione di cibo. PAR.9 - LE GRANDI OPERE Sul fallimento delle politiche di infrastrutturazione pubblica ha inciso fortemente la intelligente normativa sugli appalti. Gli strumenti utilizza, sono stati molti e mutevoli nel tempo : l’appalto di servizi , il “contraente generale” (general contractor o GC) e la “finanza di progetto” (project financing o PF). Il contraente generale è stato definito nel 2001 con l’ex legge Obiettivo, oggi trasferita nel Codice Appalti mentre la “finanza di progetto” è definita nella legge sui lavori pubblici (109/94).CG e PF sono gli strumenti di elezione per realizzare le opere pubbliche: in particolare le “opere strategiche”, i cui criteri idonei all’identificazione non sono stati mai definiti e comunque sostituiti da “negoziazioni” Stato-Regione e conseguente inserimento nell’Allegato infrastrutture al Documento di programmazione economico finanziario. Il contraente generale è il soggetto economico e “interlocutore unico”, responsabile di tutte le attività a esso affidate da un committente attraverso un “contratto” nel quale sono definiti le prestazioni e i risultati attesi. La legge “Obiettivo” ha sancito una condizione di assoluta libertà del general-contractor nell’affidamento di attività a soggetti terzi ovvero progettisti, società di servizio, imprese. La norma prevede espressamente che il contraente generale “…possa liberamente affidare a terzi l’esecuzione delle proprie prestazioni…”. Insomma il contraente generale può affidare a trattativa privata la realizzazione delle opere. Inoltre non essendo vincolato nella gestione dell’opera è interessato al massimo ribasso di prezzo. Il ribasso rappresenta un guadagno netto per il contraente generale rispetto al prezzo concordato con il committente. Insomma ci guadagnano tutti tranne la qualità dell’opera realizzata. Il programma delle infrastrutture strategiche si componeva nel 2001 di 20 famiglie infrastrutturali, 158 infrastrutture strategiche e 367 opere ad autonomia funzionale. Il costo del programma è passato da circa 125 miliardi di euro del 2001 a 174 miliardi di euro del 2009 ai 367 miliardi del 9 Allegato Infrastrutture La finanza di progetto è prevalentemente gestita da società di diritto privato, delle Spa ma con capitale tutto pubblico o prevalentemente pubblico. Le risorse finanziarie occorrenti per gli investimenti sono prestiti garantiti dal “socio pubblico”. Le S.p.A . di diritto “privato”? Anas, Società Stretto di Messina per la progettazione realizzazione e gestione del ponte sullo stretto, Tav, la Quadrilatero Spa per le opere strategiche delle Regioni Marche ed Umbria, Arcus per lo sviluppo dell’arte e la cultura. Le società partecipate da Stato. Enti locali e Regioni sono 759 di cui 21 quotate. Il mix vincente diventa “emergenza più contraente generale più finanza di progetto attivata da una spa pubblica”. E così tutto diventa possibile anche che un Km della linea alta velocità Genova- Milano raggiunga i 109 milioni di euro. Inutili sono stati negli anni gli interventi delle autorità di controllo: Corte dei Conti, Autorità per la Concorrenza, Autorità per i Lavori Pubblici, Nucleo di valutazione della Finanza di Progetto. PAR.10 – ATOMO Durante le varie fasi del ciclo del combustibile (estrazione, lavorazione e arricchimento dell’Uranio) vengono emessi nella biosfera frazioni di elementi radioattivi. Anche una centrale in condizioni d’uso normali rilascia micro dosi di radiazioni che si accumulano nell’ambiente. In particolare il Tritio è rilasciato dalle centrali sia accidentalmente che in condizioni normali di funzionamento. Le centrali atomiche, tenendo conto di tutto il loro ciclo di vita, dall’estrazione, lavorazione, arricchimento e trasporto dell’Uranio, dalla costruzione allo smantellamento della centrale stessa, producono sempre e comunque gas climalteranti (CO2) confrontabili con quelle che accompagnano il ciclo del gas naturale. Senza contare lo stoccaggio finale dei rifiuti. Il Nucleare contribuisce alla produzione soltanto di Energia Elettrica, che rappresenta nel mondo solo il 17% dell’Energia totale e il Nucleare fornisce solo il 13,8% dell’energia elettrica. In conclusione, i problemi del fabbisogno energetico dell’umanità si risolvono solo se si guarda al futuro, ricorrendo a soluzioni energetiche da fonti illimitate (e non ad esaurimento..) e i problemi dei cambiamenti climatici si risolvono solo usando fonti rinnovabili e contemporaneamente adottando misure e tecnologie di efficienza e risparmio energetico. con energia nucleare si intendono tutti quei fenomeni in cui si ha produzione di energia in seguito a trasformazioni nei nuclei atomici; tali trasformazioni sono dette "reazioni nucleari"[1]. L'energia nucleare è una forma di energia che deriva da profonde modifiche della struttura stessa della materia. Insieme alle fonti rinnovabili e le fonti fossili, è una fonte di energia primaria, ovvero è presente in natura e non deriva dalla trasformazione di altra forma di energia . Benché alcuni considerino tale fonte energetica anche come rinnovabile, recentemente la Commissione europea si è espressa affermando che il nucleare non è da considerarsi come rinnovabile. Le odierne centrali elettriche a fissione sono poco adatte a essere eventualmente implementate in un sistema di generazione distribuita in quanto, per questioni tecnologiche e di economie di scala, si predilige normalmente realizzare grossi impianti. I nuclearisti tuttavia perseguono una maturazione tecnica e commerciale dei reattori modulari come ad esempio quelli di tipo pebble bed, al fine di distribuirlo su vasta scala con micro impianti. Il movimento anti nucleare è pertanto impegnato ad affrontare una molteplicità di situazioni di pericolo che così potremmo riassumere: 1-svolgere una costante informazione sulle situazioni che richiedono mobilitazioni 2-attingere dati dai centri istituzionali preposti alla sorveglianza sui siti 3-organizzare forme di dissuasione dalla realizzazione di nuovi impianti ( prevalentemente in paesi terzi) e di monitoraggio e trasparenza sulla gestione degli impianti funzionanti e sulla dismissione degli impianti desueti. 4- vigilare il movimento delle scorie da riprocessare in quanto altamente pericoloso PAR.11 – CICLO RISORSE ENERGETICHE Il nostro gruppo MSA (Movimento per lo Sviluppo delle energie Alternative) si occupa di Energie Rinnovabili ed è nato a seguito di evidenti incertezze normative e burocratiche del nostro settore. Le rinnovabili ( fotovoltaico (energie elettrica) termico (acqua calda), eolico, geotermico, idroelettrico etc) sono l'unica valida alternativa alle fonti tradizionali di approvvigionamento energetico (carbone, gas, petrolio) ma con la loro evidente efficienza ed economicità hanno scatenato un putiferio tra le lobbys che hanno chiaramente enormi interessi economici nelle fonti tradizionali. Stiamo cercando di unirci ad altre Associazioni del settore per portare avanti la nostra battaglia. Ricordiamoci che il progresso può essere rallentato.. ma non fermato. Riciclo risorse Un ciclo sostenibile per la gestione dei rifiuti Il recupero e riciclo dei rifiuti , trasformati in risorse, dipende in gran parte dalla ‘buona amministrazione’. Il rapporto del Conai, consorzio italiano sul riciclaggio degli imballaggi, registra che ogni anno 13 milioni di tonnellate di rifiuti entrano nella filiera industriale finalizzata al riciclaggio. Dati ufficiali sicuramente sovrastimati dicono che l’Italia ricicla quasi il 70% dell'acciaio e della carta e il 50% dell'alluminio. La raccolta differenziata, sotto il 25% contro il 50% di paesi europei come Germania e Francia, differisce notevolmente tra comune e comune. Le regioni del Nord hanno una raccolta differenziata in linea con l'Europa. Al centro sud il dato precipita fino ad arrivare al 5% in Campania. Il Conai stima che una raccolta differenziata al 15% potrebbe far risparmiare allo Stato ben 90 milioni di euro l'anno sul processo di gestione dei rifiuti Propedeutico ed indispensabile un forte impulso alla riduzione a monte del rifiuto non riciclabile e alla raccolta differenziata porta a porta che assicura un risultato di qualità; agevolazione del compostaggio domestico e di comunità Si deve ritornare alle piccole dimensioni; impianti di bacino per il recupero del secco ed impianti di compostaggio per l'umido; piccoli impianti da max 30.000 Tonn./anno di compostaggio e conferimento del secco ai consorzi di filiera; il restante può essere conferito ai TMB (Centri di trattamento Meccanico biologico) che possono recuperare la restante materia, ridurre di volume e stabilizzare il restante materiale. Siamo andati sulla luna, dovremmo riuscire in questo... Puntare alla tariffa puntuale: se si pagasse per quanto conferisce vedremmo che si farebbero miracoli sul fronte dell'autoriduzione; chi inquina paga è una legge dello stato non applicata! Centri di riuso ed aggiustaggio gestiti da cooperative sociali dentro le isole ecologiche. Nella massima semplicità; deve essere un servizio pubblico e non una ennesima occasione di speculazione... Purtroppo all’utente che si dedica alla raccolta domestica con pazienza e non poche difficoltà, orientandosi nella giungla dei cassonetti, e poi conferisce il ricavato, facendo lo slalom o tra le auto in sosta, o tra le aperture inadeguate, resta incomprensibile come mai il suo impegno non porti al miglioramento della raccolta. PAR.12 . FRACKING La mappa sismica italiana non includeva l'Emilia Romagna tra le regioni sismiche finchè non si è scatenato anche lì l'ennesimo terremoto. In presenza del terremoto alcuni membri di Green House (e non solo) hanno inviato via web una sequenza di aggiornamenti. Le notizie pubblicate comprendevano, oltre a foto e video in diretta, anche interviste e indiscrezioni antecedenti il terremoto da cui si evinceva che - sia pure in modo informale, per non dire celato - autorità locali avevano autorizzato società petrolifere ad effettuare sondaggi in profondità. Inizialmente un certo scetticismo aveva pervaso molti ambienti, sospettando trattarsi di una 'sparata' dei soliti 'catastrofisti' e 'complottisti': peraltro l'argomento era pressochè ignoto in Italia, e l'ipotesi di una relazione causa-effetto tra ricerche petrolifere e terremoti non era stata mai presa in esame in ambienti scientifici nazionali, nè pertanto divulgata. Eppure negli Stati Uniti d'America, come in altre parti del mondo dove i signori del petrolio la fanno da padroni, il fenomeno non solo era ben noto ma aveva anche evidenziato tutti i suoi effetti catastrofici. "(...)La Pennsylvania occidentale è considerata la patria dello sfruttamento commerciale del petrolio. Il 27 agosto del 1859, a Titusville, Edwin Drake trovò il petrolio, cosa che ha cambiato il corso della storia. Oggi, la gente del posto è impegnata a cercare di fermare non i pozzi, ma anche la pratica del “fracking”, sempre più pervasiva. Il termine “fracking” è il nome popolare dato alla tecnica della fratturazione idraulica, tecnica usata per estrarre gas naturale dalle viscere della terra. Viene promossa dall’industria energetica come la chiave per sfuggire alla dipendenza dal petrolio straniero. Ma prove concrete sempre più numerose vanno dimostrando che il fracking provoca inquinamento delle acque freatiche con un’infernale mistura di composti chimici, rappresentando un pericolo diretto per la salute e la sicurezza pubblica, ed ha persino causato terremoti nell’Ohio. Mentre ricorre il primo anniversario di Occupy Wall Street, la resistenza popolare nei confronti dell’immmenso potere dell’industria energetica va aumentando (...)" (Amy Godman, la lotta popolare contro i danni del fracking). "Il peso dell'acqua muove il sottosuolo. Durante la costruzione della diga di Hoover (Usa) vi furono diversi terremoti. La massa d’acqua di un invaso può agire su una faglia causando sismi. per provocare terremoti, basta poco: un’opera d’ingegneria, come una diga, una miniera di carbone o la trivellazione di un pozzo di petrolio. Gli ultimi studi dimostrano infatti che, in molti casi, grandi opere come dighe e scavi, ma anche grattacieli, possono avere pesanti ripercussioni nel sottosuolo, provocando terremoti, frane ed eruzioni di fango. Come è accaduto in Cina il 26 maggio 2008: quando un terribile terremoto di 7,9 gradi della scala Richter colpì la regione del Sichuan. Morirono 80.000 persone. Oggi si sa che a provocare il movimento della faglia era stata la costruzione di un’enorme diga. Ma anche altri interventi dell’uomo, come l’iniezione diretta o indiretta di liquidi nelle rocce (fracking) o l’estrazione di materiale dal sottosuolo, possono provocare movimenti della crosta terrestre. Le fratturazione idraulica delle rocce, nota tecnicamente come fracking, è infatti uno dei principali colpevole dei terremoti indotti dall'uomo. Questa tecnica prevede lo sfruttamento della pressione di un fluido, in genere acqua mista a solventi e composti chimici, per creare e poi propagare una frattura in uno strato roccioso " (da Focus). Qui non interessa addentrarci ulteriormente, anche se abbiamo voluto produrre brevi stralci tecnici a corredo di una scandalosa attività ecocida che aggrava enormemente il processo distruttivo del Pianeta, essendo ora diffusa 'a macchia d'olio' (sembra un gioco di parole), a seguito del previsto esaurimento dei pozzi petroliferi sfruttati. Interesse per il movimento ecologista è recuperare il ritardo millenario accumulato proprio nei confronti di un nemico insidioso cui si deve la responsabilità maggiore dei nostri guai. 12 RINGRAZIAMENTO Come i riti propiziatori per la pioggia, il nostro rito di ringraziamento per ogni giorno in piu’ che Madre Natura decide di concedere all’umanità è l’azione ecologista. Ringraziamo gl’innumerevoli contributi che sono stati ridotti al minimo per rientrare nella paginetta concessa a ciascuno da una disciplina di gruppo a cui abbiamo aderito volentieri. Ringraziamo i sottoelencati gruppi per aver aderito al Manifesto, cosa che ci fa sperare di diffonderlo, migliorarlo e ampliarlo per il Movimento. Ringraziamo il lavoro che le avanguardie ecologiste conducono in tutte le periferie del Villaggio Globale per ostacolare la distruzione delle loro terre, la perdita delle loro identità, l’alterazione e la compromissione del ciclo naturale a cui dobbiamo la nostra esistenza e la capacità e volontà di procreare. Nota: I gruppi che hanno contribuito si sono ‘gemellati’ via web con la stesura del presente Manifesto La partecipazione di gruppi e singoli s’intende come collegiale adesione al progetto e non necessariamente ai contenuti, che sono desunti dall’osservazione e dall’esperienza soggettiva e puramente descrittivi di situazioni . Gruppi gemellati Antinuclearisti italiani Eco resistenza 2 Ecologist of the world united Green House Finanza debito pubblico ed ecologia Movimento per lo Sviluppo delle energie Aternative. Linee guida, assemblaggio Daniele e Rosario Aree monotematiche Anna laura, Gabriella, Marcello, Melania, Erasmo, John, Patrizia, Rosa Siti e gruppi fratelli di riferimento: GLOBAL PROJECT MOVIMENTO OS VERDES AMO AMAZONIA STOP BELO MONTE NO MEGA DAM IN AMAZONIA SUPPORT CHIEF RAONI ECOLOGICAL INTERNET TODO PERU VIDEOS PLANETA AMAZONIA RETE CLIMA NO NUKE FREE WORLD NATURE CLIMATE CHANGE SAVE THE AMAZONAS AMBIENTE BIO GREEN PEACE BRASIL CHOOMSKY.INFO INFORMAZIONE LIBERA GLOBAL INFO ACTION HELP LA TERRA CHIEDE AIUTO GREEN REPORT OCCUPY WALL ST. BEAUTIFUL PLANETH EARTH ECOLOGICAL MIND ORWELL 2012 VEGETARIANO,VEGANO, BIOLOGICO, ECOLOGICO WIMP.COM LA FORESTA TI HA Trattasi di raccolta di scritti a scopo amatoriale, senza fini di lucro, i cui autori declinano ogni responsabilità da qualsiasi uso distorto e finalità illegittime da parte di terzi ULTIMA