lunedì 19 marzo 2012

ECONOMIA VIRTUOSA


ECONOMIA DELLO SVILUPPO VIRTUOSO. Noi non siamo 'conservatori' nè 'paesaggisti' nè nimby, noi siamo parte di un movimento per lo sviluppo 'reale', che si ponga all'interno del processo di trasformazione che sta avvenendo a livello globale alla luce della doppia crisi, finanziaria ed energetica. In questa fase persistono delle spinte conservative che tutelano le stesse lobbys economico-politiche ...che hanno generato la crisi. Tali spinte si traducono in una 'coazione a ripetere' delle dinamiche appaltatrici che producono disastri e costi abnormi per la successiva bonifica. I danni prodotti dalla coazione a ripetere dello sviluppismo incontrollato e speculativo sono incommensurabili e difficilmente quantificabili. Basti citare l'aumento del riscaldamento globale, che trascina con sè effetti a catena incontenibili. Il movimento per il cambiamento si avvale al suo interno della spinta propulsiva della cosiddetta 'green economy'. ossia di tutti quei processi di trasformazione economica, sociale e politica atti a ricondurre le attività umane entro un ambito di sviluppo sostenibile. Dall'economia dei disastri ( i cui costi ecologici, economici e sociali si rivelano fallimentari e a carico della collettività) nasce un'economia della trasformazione che convoglia gl'investimenti produttiivi entro finalità e obiettivi virtuosi, con costi valutabili in tutte le variabili, con effetti certi in termini di resa finale, con vantaggi per la comunità e con adeguato rapporto costi-benefìci . Nell'economia verde gli investimenti non vengono compressi ma sviluppati, in risposta alle reali esigenze di sviluppo , aprendo un mercato diffuso che sfugge al controllo dei grandi monopoli. L'epoca dei monopoli è conclusa; la 'deregulation' che affida i mercati allo strapotere delle multinazionali ha accelerao la crisi eclogica(collasso planetaro) e prodotto la crisi finanziaria (dei 'subprime'); l'interenti statali,verso le risettive economie nazionali, non posono in epoca di globalizzazione prescindere da accordi e sincronismi internazionali. I 'summit' periodici esprimono la necessità e l'urgenza di una cooperazione sovranazionale . In tale contesto, giova ricordare ai sostenitori del progetto TAV ch'esso residua dall'epoca che ha determinato la doppia crisi in quanto giace da 20 anni nel cassetto, non per cavilli burocratici nè per resistenze conservative di interessi corporativi, bensì per intrinseca fallacità.

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